sabato 15 luglio 2017

La dittatura orwelliana del politicamente corretto



Mentre è in uscita il nuovo numero di PuntoZero, che ancora una volta ospita un mio contributo, questa volta sulle "fake news", e che vi invito ad acquistare (anche in versione digitale), vi propongo l'articolo pubblicato sul numero precedente, sulla dittatura del politicamente corretto.
Ringrazio ancora una volta la redazione, la Nexus Edizioni e Tom per la fiducia e l'amicizia. Approdare ad un'isola dove vige la libertà di espressione più totale è un sollievo per noi naufraghi della democrazia.


La dittatura orwelliana del politicamente corretto


"Per eliminare riferimenti ritenuti sessisti, alcuni esponenti del movimento del Politically Correct proposero di sostituire la parola “waitron” a waiter e waitress (cameriere) e il consiglio comunale della città di Sacramento propose di sostituire al termine manhole (tombino) la parola “personhole”, optando alla fine per "maintainance hole".

Il tombino dal nome che richiama la mascolinità, che, scoperchiato, conduce ai confini estremi del ridicolo del Politicamente Corretto, non proviene da qualche sito di fake news ma si riferisce ad una notizia pubblicata sul New York Times nel lontano 1990. Esso può farci sorridere ma vengono i brividi pensando a come, nel frattempo, il movimento nato nelle università americane per contrastare la discriminazione di alcune categorie sia diventato, nelle mani dei gestori della globalizzazione e del sovranazionalismo, il principale strumento di controllo della comunicazione attraverso la propaganda, al fine di imporre la censura e la limitazione del diritto di espressione ed imporre una precisa agenda all'insegna del pensiero unico.
Oramai ogni giorno possiamo osservare esempi di come il politicamente corretto si insinui in ogni piega della nostra esistenza: dalle interazioni quotidiane tra individui alla comunicazione mediatica fino a livello legislativo, come dimostrano i tentativi di far passare leggi in suo nome con ben altro potenziale liberticida rispetto a quella che rinominò i tombini a Sacramento.
Come tutte le manifestazioni del totalitarismo – perché di ciò ormai si tratta – questa limitazione sempre più grottesca della libertà di pensiero e di espressione, che oltretutto è funzionale ad un progetto tutt'altro che rispettoso della vita umana e, come vedremo, in realtà pericolosamente discriminatorio verso una categoria in particolare di persone, condiziona sempre di più la nostra vita.

Non possiamo letteralmente più chiamare cose e soprattutto persone con il loro nome perché, così facendo, da qualche parte ci sarà sempre qualcuno che potrà di certo sentirsene offeso.
Anche una semplice e frettolosa analisi logica dimostra che questa motivazione è totalmente arbitraria e fondata su una fallacia, ma bisogna capire che il totalitarismo è più affine alla fede cieca che alla logica ed al buonsenso. Anzi, di solito di questi ultimi rappresenta la completa negazione.

E' di qualche giorno fa la notizia di una sentenza che ha condannato come discriminante e umiliante l'appellativo di “clandestino” per quegli immigrati che non possiedono i requisiti per ottenere lo status di rifugiati, ovvero oltre il 90% dei migranti provenienti dall'Africa, secondo le statistiche, e definiti tali dalla legge 94 del 2009, tutt'ora in vigore, che prevede il reato di immigrazione clandestina. 
La parola clandestino non è un insulto ad personam, definisce “chi è entrato illegalmente in un territorio”, quindi chi, commettendo un reato, si qualifica come tale. Tuttavia, per negare la legge dichiarando in pratica di volerla disconoscere in nome del politicamente corretto, per sostituirla con il principio arbitrario e ideologico del “non esistono frontiere” che è uno dei suoi capisaldi, occorre interpretarla in senso morale. Anzi, moralistico.

Questa strada è molto pericolosa perché, in nome della difesa dell'onorabilità di qualcuno, tra l'altro non di tutti ma solo di alcuni individui categorizzati, paradossalmente, su base etnica, si rischia di creare una casta di individui intoccabili. Parafrasando Orwell, la legge è uguale per tutti ma non per alcuni. La qual cosa sta già accadendo in vari paesi europei, riguardo ai reati commessi dagli immigrati. Il politicamente corretto è il piede di porco che sta scardinando la rule of law e permette la normalizzazione assolutista dell'ingiustizia fondata sul pregiudizio di innocenza su base razziale, la quale permette che lo stupratore di una ragazzina venga condannato a soli due mesi di carcere solo perché è straniero, con il suo difensore che – oltretutto - definisce questa pena “eccessiva”.

Nei giorni scorsi il presidente americano Donald Trump nel suo famoso discorso che tanto è stato strumentalizzato e ridicolizzato dai media mainstream, ha avuto il merito di toccare il nervo scoperto della Svezia, ovvero ha portato in piena luce la situazione kafkiana in cui è precipitato il paese scandinavo da quando è sottoposto ad una immigrazione senza controllo e dalle conseguenze destabilizzanti per i propri cittadini ma imposta dall'alto a colpi di politicamente corretto, la versione moderna del martello di Thor.
Un poliziotto, Peter Springare, in servizio da oltre quarant'anni a Orebro, aveva denunciato qualche giorno prima su Facebook l'imposizione ricevuta dalle autorità di non citare la nazionalità dei perpetratori di crimini gravi come aggressioni, stupri e rapine, commessi, in maggioranza, come lui era in grado di testimoniare, da stranieri. La sua rivelazione ha provocato la reazione sdegnata dei suoi superiori e dei politicamente correttori di tutto il mondo ma anche quella, contraria e fatta di grande solidarietà e gratitudine per il coraggio dimostrato nel denunciare la censura, di tanti suoi concittadini. 

Secondo la giornalista svedese-americana Celia Farber, a causa della problematica dell'immigrazione dal terzo mondo e da culture diverse come quella islamica, che ormai troppo spesso entrano in collisione con lo spirito di tolleranza ed apertura del paese nordico, per non parlare dell'incapacità di integrarsi con l'evoluzione dei suoi costumi sessuali, la Svezia è rinchiusa in una gigantesca bolla di silenzio, dove viene applicata la forma più estrema al mondo di ideologia del politicamente corretto. La situazione attuale è il risultato, continua Farber, di un progetto di ingegneria sociale iniziato negli anni '50 all'interno del modello di socialdemocrazia del welfare che segue il cittadino “dalla culla alla bara” ma che si è tradotto in una forma subdola di controllo mentale, al quale gli svedesi risultano assai sensibili, a causa di una particolare tendenza al senso di colpa. Tra l'altro, attualmente, la quasi totalità delle risorse del welfare viene destinata ai “migranti” piuttosto che agli “autoctoni”.

In Svezia – come del resto anche in Germania, per ovvi motivi - l'accusa più grave ed infamante, che provoca il sentimento più cocente di vergogna è quella di razzismo. Per paura di essere chiamati razzisti gli svedesi hanno tollerato che, per anni, le loro autorità condonassero moralmente e non solo ogni tipo di reato commesso dagli stranieri, con il supporto assolutamente consapevole dei media mainstream che hanno applicato il silenziatore della propaganda all'informazione. Ora però che la narrazione non riesce più a nascondere l'evidenza dei fatti e ogni popolo europeo scopre di condividere gli stessi problemi legati all'emergenza immigrazione utilizzata come arma di pressione politica sugli stati, anche i più tolleranti svedesi si stanno ribellando ed è per questo che il coming out del poliziotto e le parole di Trump hanno avuto un effetto così dirompente, tanto che i cittadini cominciano a disdire gli abbonamenti ai giornali mainstream accusati di mentire sistematicamente sui problemi dell'immigrazione e riempiono di fiori il commissariato di Peter Springare. Così tanti che la polizia ha disposto il divieto di fotografarli. Censura ed ancora censura.

Sempre Celia Farber rivela, in una conversazione con Alex Jones di Infowars, che la risposta piccata del governo alla pubblica denuncia del disastro svedese fatta da Trump, a lui ispirata da un documentario mostrato la sera prima su Foxnews (ecco spiegato il famoso “cosa è successo ieri sera in Svezia”), rivela la volontà di non voler sentire criticare il proprio modello sociale, ovvero di negarne il palese fallimento. Del resto i problemi denunciati nel documentario di Ami Horowitz intitolato “La sindrome di Stoccolma”, come le “no go zones”, ovvero le zone delle città dove gli autoctoni e la polizia non osano avventurarsi, gli stupri e le aggressioni aumentati a dismisura e gli episodi di vera guerriglia urbana a colpi di granata in un contesto dove una volta erano praticamente inesistenti, sono una realtà non più negabile. 

Nel tentativo di tamponare almeno parzialmente i danni dell'immigrazione senza controllo, ma agendo in maniera maldestra e frettolosa, il governo sta causando vere e proprie ingiustizie, ovviamente passate sotto silenzio grazie ancora una volta alla bolla del politicamente corretto. Farber denuncia che ad essere furtivamente rimpatriati possono non essere i soggetti più violenti ma proprio i più deboli, come nel caso della bambina marocchina separata dalla famiglia e rispedita in Marocco da sola. 
Per non parlare di strani scambi di denaro che, secondo lagiornalista, potrebbero essere intercorsi tra la UE e l'Afghanistan, per oliare il rimpatrio dall'Europa di migranti di quel paese. 


Il politicamente corretto non riguarda ovviamente solo la questione immigrazione ma si insinua anche nella sfera più privata della sessualità. Se oggi, anche se ahimè solo nel mondo occidentale, la discriminazione e in alcuni casi la vera e propria persecuzione delle persone omosessuali è qualcosa di finalmente non più accettato, tuttavia alcuni movimenti e prese di posizione ideologiche cercano di imporre visioni del mondo che rischiano di alterare, anche in questo caso, il principio della logica e del buonsenso, oltre che del senso della misura. 
Prendiamo ad esempio l'inesistente problema dei bagni riservati ai transgender, cavalcato dal mondo dem americano e dall'ex presidente Obama come fosse questione di vita o di morte. Inesistente e strumentale perché nessuna persona in un bagno pubblico viene costretta a lasciare la porta aperta per mostrare il suo vero sesso. 
Oppure la vendita di inutili bambole transgender, quando è noto che nemmeno Barbie e Ken possiedono caratteri sessuali primari ma non per questo impediscono ai bambini – se lo vogliono e per loro libera scelta - di farsi domande sul loro sesso. 

Cosa assai più grave, il politicamente corretto giustifica e permette che, in nome del diritto alla scelta del genere e a diagnosi sempre più frequenti e assai dubbie della cosiddetta “disforia di genere”, bambini ancora impuberi vengano sottoposti a cure ormonali per il cambiamento di sesso, secondo una moda che finisce con l'ipersessualizzare i piccoli in maniera totalmente arbitraria. Le conseguenze di questa manipolazione invasiva dello sviluppo psicosessuale ha potenziali effetti devastanti anche sul piano fisico che però vengono negati in nome, indovinate di che cosa. In questo caso i media mainstream sono pronti ad invocare, ancora una volta, per conto dei loro padroni, il superamento di ogni restrizione. Commentando la legge australiana che impone il parere di un tribunale per autorizzare il trattamento ormonale, il Guardian afferma: “E'ora di superare questa legge inutile e stressante”
Mentre canali televisivi generalisti dedicano intere trasmissioni a questi “bambini straordinari”, viene da chiedersi poi chi possa mai avere un reale interesse a sessualizzare i bambini e la risposta è oltremodo inquietante.

Con il pretesto della difesa del transessualismo – fenomeno tutto sommato marginale in quanto a numeri - rischiano di saltare anche le leggi dello sport. Capita infatti che ragazze che assumono steroidi per diventare uomini vengano ammesse alle gare femminili, vincendole, senza che alcuno, a parte le avversarie, osi tirare in ballo la nota crociata contro il doping che in altre occasioni permette ipocritamente di escludere intere delegazioni nazionali di atleti dalle Olimpiadi per motivi esclusivamente politici.

Nel campo della religione, accade che, a causa di un disturbato che ha bruciato una copia del Corano, la Danimarca commini la prima condanna per blasfemia in 46 anni e che il Canada aggiunga al suo codice, oltre alla legge ancora in vigore contro la blasfemia, una sua versione particolarmente restrittiva e dedicata espressamente alla religione islamica sotto l'ombrello politicamente corretto dell'islamofobia: la mozione M-103.
E succede inoltre che, in Francia, la fondazione Terra Nova proponga di sopprimere il lunedì dell'Angelo e la festa dell'Ascensione, cristiane, per rimpiazzarle con una festa musulmana e una festa ebraica.

Chi legge queste notizie e si sofferma ad analizzarle, scopre infine che tutte queste protezioni sociali, culturali e ideologiche del pensiero unico politicamente corretto riguardano tutte le categorie eccetto una. Quella che è stata ritenuta, in un determinato momento zero, più o meno quando è entrata nel vivo, nel 2000, questa terza guerra mondiale sottotraccia, la responsabile di tutti i mali che hanno patito e patiscono tutte le altre. Un tutti contro uno dalle conseguenze facilmente prevedibili ma che rifiutiamo di considerare.
Il politicamente corretto, da strumento contro la discriminazione, la sta di fatto promuovendo attivamente nei confronti dell'individuo bianco, eterosessuale, occidentale, cristiano e, tra maschi e femmine, soprattutto nei confronti del maschio, etichettato come portatore di un arbitrario “privilegio bianco”. 
Non solo non protegge la sua eventuale debolezza, come ad esempio la sua ricaduta nella povertà a causa della crisi, tanto che in USA si discute se non sia lecito riservare i buoni pasto dell'assistenza sociale solo ai neri, insinuando che chi è bianco non ne abbia diritto e ne abusi, ma invita apertamente le altre categorie umane ad ignorarne le istanze, a marchiarlo e ad espellerlo dalla comunità, a pseudospeciarlo, secondo il concetto coniato da Erickson, con il quale si identifica il meccanismo di espulsione di qualcuno, che vi appartiene, dalla nostra stessa specie. Un fenomeno che è stato alla base dei genocidi che hanno caratterizzato il Novecento. 

In nome del privilegio bianco con il quale qualcuno ha deciso di marchiarci, siamo costretti a definirci con una denominazione che nessun giudice si azzarda a definire umiliante: autoctono. 
“Dati dicono che immigrati si stanno integrando e sostituendo ad autoctoni nella filiera produttiva”, twittava tempo fa un amministratore locale appartenente ad un noto partito di governo.
In Germania altrettanti esponenti politici dichiarano senza problemi che è un bene che i tedeschi si estinguano a causa della denatalità. Agli svedesi depressi che si rivolgono ai centri di igiene mentale vengono negate le cure con la giustificazione che “voi non ne avete bisogno”. 
Nelle stesse università americane che videro nascere il movimento contro la discriminazione razziale, si tengono lezioni dove studenti di colore e femministe inneggiano apertamente all'eliminazione della razza bianca e del maschio bianco, immeritevoli, secondo loro, addirittura “di procreare”, e vengono organizzati corsi sul “problema dell'essere bianchi”
Il proclama Black Lives Matter (le vite nere contano) dell'omonimo gruppo di attivisti dietro il quale si nasconde il solito George Soros, implica il suo pericoloso contrario (le vite bianche non contano). 

Se all'interno della comunità afroamericana che in massa e contro le aspettative dei democratici ha votato per Trump, queste prese di posizione estremiste non rappresentano l'opinione della maggioranza e vengono riconosciute sempre più spesso quali una forma al contrario del razzismo che essa ha subìto, “la nuova piantagione nella quale vogliono rinchiuderci”, la realtà raccontata dai media, come al solito, è alterata. I media spingono apertamente i gruppi etnici allo scontro frontale, alle guerre razziali.
La stessa furia in forma iconoclasta si rivolge contro la cultura bianca e occidentale, presa in blocco e senza fare distinzioni tra Hegel e il Mein Kampf, tra Mozart e il colonialismo brutale. Tutto ciò che è bianco è da condannare e cancellare, riscrivendo, come fanno le dittature, i libri di storia ad immagine e somiglianza del proprio particulare.

In un paese altrettanto paradigmatico della degenerazione del globalismo, il Sud Africa, la legge BEE che doveva tutelare “le minoranze”, attraverso l'assunzione obbligatoria di una maggioranza di lavoratori neri per le aziende che vogliono lavorare per il governo, ha provocato di fatto la reintroduzione di un apartheid al contrario, visto che i neri sono numericamente in maggioranza e quindi non rimangono posti di lavoro disponibili per le minoranze, questa volta quelle vere, con di conseguenza l'esplosione della povertà nei ceti medi bianchi e degli altri gruppi etnici del paese. La protesta della comunità cinese, altrettanto svantaggiata in quanto considerata “bianca”, ha provocato perfino la richiesta diriclassificare i cittadini asiatici nella categoria dei neri al fine di superare la discriminazione di fatto.

La stessa cappa di silenzio mediatico che censura i reati commessi dagli immigrati e le proteste dei cittadini europei oramai copre e, tacendola, vi acconsente, ogni espressione di odio nei confronti di uno specifico gruppo razziale ed etnico, il nostro, chiamato “razza bianca” apertamente e senza vergogna. L'hate crime è concesso unidirezionalmente e senza limiti e la discriminazione, cacciata dalla porta dal politicamente corretto, sta rientrando, a causa sua, dalla finestra.

Per parafrasare ancora una volta George Orwell: Tutte le categorie sono protette ma una potrà essere discriminata a piacimento. Rendersi conto che siamo immersi in questa follia, la cui posta in gioco è la distruzione della nostra civiltà occidentale, può forse permettere a qualcuno di porvi rimedio. Prima che ci venga impedito del tutto di denunciarla e prima che sia troppo tardi.

giovedì 29 giugno 2017

Nessuno era Charlie



Questo stramaledetto secolo di merda ci offre l'ennesimo sguardo in fondo ad un abisso di cui non si riesce a scorgere il fondo. Domani la società del Grande Fratellastro Crono ucciderà un bambino la cui vita è stata dichiarata indegna di essere vissuta, come il povero uccellino deforme che servì a Hitler per inauguare la stagione della Gnadentod, della "morte pietosa" per migliaia di suoi connazionali. Primo atto autocannibalistico del grande genocidio a venire.

Charlie Gard è un piccolo inglese nato con una malattia su base genetica che gli si è manifestata a pochi mesi dalla nascita, che è considerata incurabile e che ne ha fatto rapidamente peggiorare le condizioni di salute. Il suo destino sembrava segnato ma i genitori avevano espresso il desiderio di tentare l'impossibile per curarlo. Invece, la cosa pare incredibile ma è vera (se tutta questa storia non è una gigantesca fake news, il che sarebbe quasi da augurarsi) i medici del "primo non nuocere" divenuto oramai giuramento di Ipocrita, hanno deciso che a Charlie deve essere staccata la spina perché "non vi sono cure disponibili per la sua condizione". Per le malattie rare, come quella diagnosticata a Charlie, che affliggono un numero inconsistente di clienti, BigPharma non ritiene opportuno investire nella ricerca di nuovi farmaci. Mica si tratta di statine o vaccini da somministrare a pioggia e possibilmente a forza su intere popolazioni dichiarate malate per decreto da governi di servi compiacenti.
La Corte di Strasburgo, ovvero i soliti parrucconi con il delirio di onnipotenza a sublimare l'impotentia coeundi, richiesta di un parere sulla questione ha confermato la sentenza e, nonostante lo strazio dei genitori che vi si stanno opponendo con tutte le loro forze, ed ai quali viene negato perfino, pare, di poter portare il bimbo a casa per farlo morire secondo natura e in pace, domani Charlie morirà.

Eppure questa è la stessa società dei "Save the Children", pronta a farsi venire le convulsioni davanti agli Aylan spiaggiati, alle "AnneFrank" siriane e agli altri piccoli messi in posa per la foto lacrimogena e falsa come Giuda da spedire a tutte le redazioni per montare l'ultima pedopropaganda pro domo deep state. La società pronta a farti sentire in colpa, ad obbligarti ad essere genitore putativo e a sentirti responsabile di ogni eiaculazione giunta a buon fine nel terzo mondo ma che in realtà ama i bambini come  li amano i pedofili. E che ti ha inculcato per decenni la voglia di non riprodurti perché era una cosa fica e progressista.

Il pampero non ha detto beo su Charlie quando il vecchio Woityla un paio di madonne cattive, condite da un "guai!" da far tremare il colonnato di San Pietro, allora le avrebbe tirate giù di certo. Nessuno pare "essere Charlie" a parte i soliti bigotti e nonostante perfino i radicali aspirafeti abbiano avuto un piccolo movimento sussultorio alla notizia della baby eutanasia coatta che tante cose brutte del passato ricorda.
Charlie deve morire ed è una cosa ineluttabile, come le migrazioni che dureranno vent'anni, come l'austerità assassina, come la moneta stercoraria dell'eurodemonio.

Sapete cosa temo? Che Charlie sia un pretesto, un monito e un esempio. Il primo vietcong a cui hai sparato, dopo il quale hai tranquillamente potuto sterminare interi villaggi con il napalm. Che sia, come negli anni del nazismo, un la che inizia la marcia funebre.
Perché con un piccolo Mohammed o un migrantuccio la cui vita conta non avrebbero il coraggio di farlo, con lui si.

Non sarà che nessuno è Charlie perché Charlie è bianco? Perché la sua è una famiglia bianca e babbo-mamma di quelle che usavano una volta? Alle quali diventerà legge togliere i figli se non li offriranno in sacrificio per Loro? Perché lui è solo un povero piccolo sotto-Isacco per il quale non vale la pena di scrivere un capitolo delle scritture? 
Che viaggi mi faccio? Giorni fa è stato pubblicato questo articolo su un sito femminista. Non è Lercio, anche perché gli altri post che vi si possono leggere sono altrettanto deliranti, soprattutto quelli sul fottuto gender. Ve lo traduco perché merita. Lo ha scritto una inutile e dannosa stronzetta che, se avesse scritto la stessa roba mettendo ebreo al posto di bianco si chiamerebbbe Eichmann e starebbe in galera.
Il titolo dell'oscenità partorita per via cerebroanale da questa scellerata è:


"Al di là del diritto di scelta. La soluzione alla supremazia bianca è l'aborto bianco."

In una società progressista sono spesso le famiglie bianche ad ostacolare l'uguaglianza e la giustizia. La sistematica supremazia bianca dipende, in primo luogo e per massima parte, dall'unità della famiglia bianca. Quando i conquistatori bianchi penetrarono a forza le nazioni ugualitarie delle popolazioni native d'America, vi replicarono subito le loro società bianche, iniziando a parassitarle fondandovi piantagioni bianche possedute da padri bianchi, devote e sottomesse madri bianche e, purtroppo, bambini bianchi, ai quali era concesso il dominio totale sulle popolazioni di colore oppresse e schiavizzate di questi micro-feudi.

Nessuna meraviglia, dunque, che la fascinazione americana per la famiglia bianca abbia seguito di pari passo la proliferazione storica della supremazia bianca. Dopo la ribellione di Bacon, i micro-feudatari ritennero necessario espandere la definizione di famiglia bianca per circoscrivere l'intera società bianca, al fine di costringere la classe operaia nella lotta di classe su base razziale. I bianchi nascono con il senso di identità comune bianca e questa identità li condiziona a replicare il modello di famiglia bianca, perpetuando così il ciclo della supremazia bianca in America. Ecco perché il modello di famiglia bianca deve essere distrutto.

Nel 1973 la Corte Suprema, composta interamente da uomini, otto dei quali bianchi, stabilirono che l'interruzione di gravidanza era ammessa dalla Costituzione fino al terzo trimestre. Per decenni, i prograssisti hanno considerato questa decisione una vittoria nella causa dei diritti delle donne. Tuttavia è giunto il momento di mettere in discussione questa nozione.

In primo luogo, il punto critico è comprendere che definire l'aborto costituzionale rafforza la supremazia bianca. La Costituzione fu scritta e firmata da uomini bianchi per uomini bianchi. La schiavità era costituzionale. La cosidetta due process del giudizio (procedura a norma di legge) grazie alla quale giurie bianche condonano l'omicidio di neri innocenti, è considerato un procedimento costituzionale. La costituzionalità non rende qualcosa necessariamente progressista o intimamente valida. In effetti, la costituzionalità è spesso sinonimo di "a beneficio esclusivo della razza bianca".

In secondo luogo, il concetto di "scelta" riguardo all'aborto è intrinsecamente bianco suprematista. Le donne di colore non hanno spesso lo stesso privilegio delle donne bianche di poter scegliere di abortire. Per ragioni sociali, religiose, economiche ed etiche, le donne di colore possono trovare ostacoli sul percorso dell'autonomia del proprio corpo che le bianche non sarebbero mai costrette ad affrontare grazie al privilegio di essere nate in una società suprematista bianca che continuamente si prende cura dei loro bisogni. Nelle attuali circostanze, le donne di colore non hanno la possibilità di scelta riguardo ai loro corpi. E' tempo di smetterla di considerarle alla pari delle donne bianche, quando è provato che i sistemi di supremazia bianca non agiscono in maniera imparziale con tutte le donne. Visto che la supremazia bianca impedisce alle donne di colore di esercitare la libertà di scelta, dobbiamo livellare il campo di gioco in altri modi.

Bianche: è tempo che facciate la vostra parte! I vostri bambini bianchi rafforzano la società bianca suprematista che vi beneficia. Se ritenete di essere progressiste e nonostante ciò desiderate per vostra scelta di mettere al mondo bambini bianchi, allora siete delle ipocrite. Le bianche dovrebbero essere incoraggiate ad abortire i loro bambini bianchi e utilizzare il tempo e le risorse liberate per assistere le donne di colore che non hanno altra scelta se non quella dicrescere i loro figli. Le donne di colore hanno bisogno di risorse finanziarie e umanitarie. Se questa società bianca suprematista continua ad imprigionare padri neri, le donne di colore sono costrette a restare da sole a crescere la prossima generazione di americani.

Bianche: invece di dedicare tempo ed energia a bambini bianchi che ostacoleranno la lotta delle donne di colore, perché non chiedete alle donne di colore in quale modo potete assisterle nell'autoliberazione? Perché non adottate bambini di colore che hanno perso i loro genitori a causa della società bianca suprematista che avete incoraggiato e sostenuito?

Naturalmente, la scelta migliore sarebbe di agire preventivamente assicurandosi che i bambini bianchi non rischino di essere messi al mondo. Ma in circostanze nelle quali vi fosse una scelta tra generare o terminare, sarebbe meglio approfittare del vostro diritto di scelta e abortire in favore dell'assistenza alle donne di colore.

E' tempo di superare il concetto di scelta ed iniziare a focalizzarci sui bisogni delle donne di colore. E' tempo per le donne bianche di smetterla di tenere conto solo del loro benessere e delle loro ambizioni quando scelgono di avere figli. Siamo entrati nell'era del "pro futuro" nel quale la supremazia bianca è spezzata e i bambini di ogni colore sono liberi di vivere in una società aperta ed accogliente. Essere pro-futuro è il prossimo passo verso la liberazione della donna. Fate la vostra parte, donne bianche: terminate la supremazia bianca.

Che ci azzecchi il povero Gesù Cristo con una khmera rossa di tal fatta è un X File. Ah, ha usato 47 volte la parola bianco. Io la chiamo ossessione. Gli uomini bianchi che lei non desidera contattare devono avere avuto una particella in causa. Vedete a spezzare il cuore a queste piccole iene progressiste cosa si rischia? Se invece siete un sottosviluppato purché non bianco che le gonfia come zampogne allora diventate l'amore della vita loro.
Anche se si affrettano a dichiarare che il sito è un fake, che è satira (ma che c'è da ridere?) io non sottovaluterei questa infame prosa razzista, né la tratterei come un'eccezione perché in America oramai questa musica è la prassi e presto lo sarà anche da noi. Con il genocidio bianco ci si titillano oramai apertamente non solo le femministe con il berretto a sorca, ma professori universitari ed intellettualoidi di varia estrazione, compresi studentelli da fuoricorso congenito ma del colore giusto, invitati dai loro cattivi maestri a vomitare ex catedra oscenità contro i bianchi che hanno lottato per farli studiare, naturalmente nell'accondiscendenza e nel clima da rutto libero a loro concesso dal satanicamente corretto. Il femminismo intersezionale, che la Nicole professa, è una realtà controculturale, e afferma le stesse esatte cose dette in questo articolo.
La discriminazione e il clima da "i bianchi non sono esseri umani" c'è e non è satira. Noi non possiamo dire negro ma loro possono teorizzare l'aborto selettivo su base razziale. Continuate a dare il potere a questi candidati manciuriani sociopatici pescati nel manuale delle perversioni di Krafft-Ebing e vedrete.
Vi lascio anche la schermata con la versione originale, nel caso dubitiate, oltre che dei vostri occhi, anche della mia traduzione e ora vado ad ubriacarmi perché la storia di Charlie, poro bimbo nostro, cucciolo che non suscita pietà ed oltraggio, inferiore perfino ai cani bloccati alle frontiere e salvati a furor di popolo, mi fa troppo male. Che Dio li maledica per dieci eternità consecutive.

L'originale della stronza:


sabato 27 maggio 2017

Offerte in sacrificio per loro


Non è uno scoop, altri avevano già scritto di questa coincidenza gemellare, ma mi sembra interessante ricordarla a chi non la conosce. Traggo soprattutto da questo breve articolo del Guardian, pubblicato nel 2016 grazie al loro lettore "LM".

Il 10 settembre 2003, appena quattro giorni prima dello svolgimento del referendum svedese sull'entrata nell'eurozona, l'ex ministro degli esteri Anna Lindh, una dei massimi esponenti politici socialdemocratici pro-Euro, fu pugnalata mentre faceva la spesa in un centro commerciale e morì il giorno dopo, l'11, in ospedale.
L'uomo che fu arrestato per questo omicidio e che in seguito lo confessò e per il quale fu condannato all'ergastolo, l'immigrato di origini serbe Mijailo Mijailović, risultò una persona già segnalata per atti violenti e problemi mentali ma a piede libero. 
Nonostante Mijailović avesse indicato nei bombardamenti NATO del 1999 contro la Serbia la motivazione politica del suo gesto; la polizia ritenesse giustamente che questo assassinio potesse avere attinenza ed essere stato concepito al fine di provocare ripercussioni sull'imminente consultazione elettorale  e i media avessero grufolato senza ritegno sul corpo ferito di Anna, sorprendentemente le odierne ricostruzioni dei fatti tendono a negare il movente politico per la morte della Lindh. Anche perché il risultato del referendum, nonostante il clamore per la tragica fine della popolarissima Anna, bocciò l'entrata della Svezia nell'euro. Svezia che si tenne la sua corona ma fu poi comunque avviata sulla strada gradita all'èlite sovranazionale, per esempio quella del ripopolamento per sostituzione del proprio paese, già spianata dall'omicidio il 28 febbraio del 1986 di Olof Palme, la "palma da abbattere".

A proposito di questo omicidio, mai risolto, mi pare interessante questo estratto da un articolo di Reset:


La stessa Anna Lindh fu molto critica riguardo alla Guerra d'Iraq nel 2003, commentando che:

« Una guerra combattuta senza il supporto della ratifica del Consiglio UE è una grossa sconfitta. » 

***

Il 16 giugno 2016, appena sette giorni prima dello svolgimento del referendum nel Regno Unito sull'uscita dalla Ue, Jo Cox, un'esponente politica laburista del fronte del "Remain", fu raggiunta da colpi di pistola e poi pugnalata a morte poco prima di un comizio elettorale a Bristall. 
L'uomo accusato dell'aggressione, Thomas Mair, che sarà poi condannato all'ergastolo per omicidio, fu inizialmente descritto dai vicini come una persona un po' strana, magari, ma tranquilla e che non avrebbe mai fatto del male ad una mosca. Nonostante la polizia indagasse anche in altre possibili direzioni, sui media veniva apparecchiato anche stavolta, con tanto di stoviglie di lusso per le grandi occasioni, il frame del "delitto politico alimentato dai fascismi e populismi legati alla Brexit". Thomas Mair, il classico vicino un po' sciroccato, divenne un neonazista, suprematista bianco che aveva ucciso la povera fanciulla donna-attivista&mamma al grido di "Britain first!" come falsamente twittato da una fonte giornalistica di Bruxelles.

Come ho dettagliatamente raccontato in un post di allora, i suggeritori dei solerti costruttori mediatici del personaggio Mair, l'ennesimo Oswald modello pazzo solitario, fu il Southern Poverty Law Center, fondato nel 1971 in Alabama dagli avvocati Morris S. Dees Jr. e Joseph Levin Jr. come associazione per i diritti civili, e oggi divenuta una vera corazzata del politicamente corretto, sempre pronta a scatenare allarmi su razzismo ed intolleranza (a senso unico) e, a quanto pare, a schedare i cittadini di tutto il mondo per le loro attività "sospette", visto che possedevano le ricevute di acquisti effettuati da Mair su Internet di materiale "sovversivo". 
Attività fruttuosa, a quanto pare, visto il fatturato di 256 milioni di dollari dichiarato nel 2011 e proveniente da un'abile campagna di autofinanziamento, nella quale spicca il contributo di un vecchio amico; il George Soros dell'Open Society.

Come nel caso della morte di Anna Lindh (pro-eurozona), anche quella di Jo Cox (pro-UE) non influenzò il risultato popolare del referendum concomitante che terminò nel 2016, come ricordiamo, con la scelta dell'uscita del Regno Unito dalla UE.
E' innegabile comunque che, rispetto al 2003, nel caso Cox lo sforzo propagandistico di creare connessioni a scopo ricattatorio sull'elettorato si spinse fino ad un livello ancora più spudorato ed esplicito.

Lo schema di questi crimini è talmente ripetitivo da assomigliare a quello dei delitti seriali. Una vittima che acchiappa immediata solidarietà (sempre progressista, un buono, ultimamente donna), uccisa in pubblico da un pazzo solitario. L'improbabilità della coincidenza ricorrente tra l'imprevedibile atto di follia del singolo e la concomitanza politica è l'elemento che da un lato fa sorgere il dubbio e dall'altro lo conferma. Dubbio che però rimarrà tale, secondo il principio della lupara bianca. Sai chi è stato ma non puoi dimostrarlo. E' questo il punto di forza della sovrastruttura.



sabato 20 maggio 2017

De Lorenzin


Chiudetemi il blog, non me ne frega un cazzo, ma finché ci sarà un grammo rimasto di democrazia in questo paese dovete guardare questo film. Magari solo per capire perché si sono affrettati ad impedirne, anzi proibirne la visione quando qualcuno ha chiesto di poterlo fare pubblicamente in Senato. 
Perché gli urli, gli strepiti e gli svenimenti, se è solo il delirio di alcuni pazzi? Hanno paura di un video, degli omaccioni e donnicciole come i piddini?
Guardate e ragionate con la vostra testa e ricordate il tempo in cui la scienza era scienza, fatta di dubbi e mai di certezze, di controlli, ricontrolli, verifiche e non di maledetto fideismo per cui chi è contro il profitto spacciato falsamente per progresso indiscutibile è un eretico. Il tempo in cui uno scienziato turco potè impedire che la talidomide sconciasse i bambini del suo paese perché non si fidò dei test di una casa farmaceutica tedesca e li compì in proprio, avvertendo le sue autorità nazionali del pericolo.
Guardate il film per scoprire invece che razza di vita di merda sono costretti a fare oggi gli scienziati. A fare ricerca di nascosto come carbonari e con il tribunale dell'Inquisizione sempre pronto a colpirli.
Scoprite che il decreto del PD è copiato pari pari da una legge americana. Per la serie: gliene uscisse una originale, da quelle zucche. Ma già, loro "eseguivano solo gli ordini".

Prima che qualcuno mi faccia incazzare:

Il film non è grillino. Non è complottista. Non è una cavolata. Racconta e soprattutto mostra sofferenze vere di famiglie che meriterebbero risposte e non risolini o puro negazionismo a prescindere.
Gli scienziati che parlano nel film NON SONO ANTIVACCINISTI. Sono per la somministrazione di vaccini singoli, non in ammucchiata. Perché, ad esempio, non è sicuro somministrare il vaccino trivalente MPR (nel film MMR) dato che si tratta di tre virus neurotropi (che sono attratti dalle cellule cerebrali e quelle possono danneggiare) tutti assieme appassionatamente. Il vaccino che De Lorenzin sta facendo diventare obbligatorio, tra l'altro.

La questione del film riguarda l'osservazione che la sindrome autistica, il cui aumento negli Stati Uniti sta diventanto emergenziale, sembrerebbe insorgere proprio in concomitanza con la somministrazione, in una particolare finestra d'età (attorno ai 18 mesi) del vaccino trivalente in oggetto. Ma questa cosa non si può dire. 
Non si può dire che negli USA sono i bambini afroamericani a pagare il prezzo più alto in termini di suscettibilità agli effetti collaterali del vaccino MMR e, in generale, i MASCHI. Infatti l'insider che parla nel film sostiene addirittura che le prove di questa sconvolgente realtà (i bimbi neri più a rischio) sia stata occultata. Sono accuse gravi, che qualcuno non vuole vengano eventualmente rigettate mediante una inchiesta e una ricerca serie e obiettive. La giustizia e il caro vecchio metodo scientifico.
Non si può compiere una ricerca del genere per verificare se questa concomitanza sia una vera causa-effetto oppure no, nel qual ultimo caso occorrerebbe indagare in altra direzione il perché di famiglie che oggigiorno rischiano di ritrovarsi in casa ben due bambini autistici. Evenienza una volta rarissima. Il sospetto è che una eventuale correlazione positiva danneggerebbe le campagne di vaccinazione obbligatoria che vogliono dire soldi sicuri in tasca a BigPharma, paese dopo paese e, forse una bella sfoltita alla sovrappopolazione.
Infatti, perché se è il trivalente MPR ad essere sospetto di insufficiente sicurezza e i medici consigliano in alternativa i vaccini singoli, i governi mettono fuori legge questi ultimi e le case farmaceutiche cessano di produrli, in nome della difesa del loro "progetto MMR"? Non essendovi logica dietro ciò, può esservi solo l'ideologia.

Ah, sul decreto che in Italia porta a dodici (come in USA e nel Reich) i vaccini da somministrare obbligatoriamente ai nostri piccoli pena, pare:
  • la non ammissione nei nidi e asili
  • la solita pena pecuniaria che a "loro" garba sempre tanto
  • la perdita da parte dei genitori della patria potestà (che faranno i giudici, manderanno i bimbi al Forteto?)

e per giunta vorrebbe imporre la vaccinazione obbligatoria ai medici (ci divertiremo, cadrà proprio su questo) sta lavorando un certo Gelli. Nomen omen. 
Girano tanti tanti soldi attorno ai vaccini. Più che in passato
Auguri, rimpiangerete Poggiolini.

Buon sangue marcio.



mercoledì 10 maggio 2017

Mamma Ebola



Quando la propaganda genocidaria attalista incontra Focus. La sci-enza ridotta a megafono delle ubbie di questa insopportabile cricca di globalisti sadici con obbligo di negrofilia. La ricerca piegata a pecora per subire i colpi della ristrutturazione abusiva del pensiero comune e dei principi della medicina ad usum piddini. E' "la Stampa" oggi a fornirci questo ineffabile compendio di fregnacce eugenetiche a cominciare dal titolo:

"Sempre più allergici e malati. Ma a rafforzare i nostri bimbi saranno i microbi africani.
Succede anche con il clima: i batteri subsahariani arricchiscono l’ecosistema".

Non avete idea. Leggete.
"È in atto una migrazione sotterranea, impercettibile, ma tumultuosa e inarrestabile. Valica le frontiere, si muove a cavallo delle persone o degli eventi atmosferici. Sta scaricando sull’Europa - e sull’Italia che ne è l’avamposto - milioni di microbi, funghi, batteri provenienti dall’Africa. Non sembrano destinati a distruggerci. Anzi, rischiano di aiutarci a combattere uno dei nostri peggiori - e trascurati - mali: la perdita di biodiversità, nell’ambiente ma soprattutto nel nostro organismo. "
Che incipit! Non è sembrato anche a voi di udire l'alta prosa della marxiana "talpa che scava nella Storia"? Il poareto non lo sa, ma questo inizio è preciso, nel suo potere evocativo, a quello di un filmaccio nazista intitolato "Der Ewige Jude", che inizia con immagini poco rassicuranti di brulicanti ratti neri ("rattus norvegicus", portatore della peste) che poi sfumano nell'immagine di una strada dell'Est Europa affollata di ebrei ortodossi. Il messaggio è chiaro: ratto-peste-ebreo. Brutale nella sua semplicità, pavloviano nel voler indurre terrore e disgusto per l'Ebreo, attraverso l'accostamento con l'archetipo della bestia immonda. 
Oggi invece la propaganda neogoebbelsiana si colloca ad un livello superiore di sofisticazione. Il terrore atavico nei confronti delle malattie viene qui evocato e la mente pensa subito in automatico non già agli invisibili batteri ma piuttosto ai loro portatori di 90 chili che sbarcano ogni giorno. Il sentimento verso questi microboni non è affatto fraterno ma ecco la trovata: "l'infezione per il nostro bene." 
Non siete entusiasti all'idea di milioni di brulicanti microbi africani in arrivo sul continente? Ebbene, se non lo siete, siete dei fascisti. E razzisti, ovviamente. 
Proseguiamo a raccogliere perle.
Ci stiamo impoverendo. Sempre meno batteri, sempre meno vari. A Firenze, un team di ricercatori studia da anni i microrganismi del nostro corpo basandosi sui big data ricavati da sequenze di Dna. «L’industria alimentare e i suoi processi, la sanificazione, l’utilizzo massiccio di antibiotici negli allevamenti hanno contribuito a debellare molti agenti nocivi, ma hanno finito per estirparne anche di essenziali», rivela Duccio Cavalieri, professore al dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze. «Un esempio sono i probiotici, che acquistiamo per reintrodurre nel nostro corpo elementi un tempo naturalmente presenti».
Aver eliminato funghi, batteri, microbi sta contribuendo all’esplosione di malattie auto immuni, infiammazioni, allergie. «Il sistema immunitario fin dalla nascita si abitua a riconoscere i microrganismi buoni da quelli che non lo sono», spiega Carlotta De Filippo, microbiologa all’Istituto di Biologia e biotecnologie agrarie del Cnr di Pisa. «Tuttavia, poiché la varietà microbica con cui entra in contatto è sempre minore, reagisce a ogni novità come se fosse patogena. E sviluppa infiammazioni».
Si spiega così il boom dei malanni del nuovo millennio. E perché molti - che fino a vent’anni fa insorgevano in persone adulte - attacchino sempre prima. Il numero di bambini soggetti ad allergie alimentari è schizzato del 20% in dieci anni: in Italia uno su venti - secondo l’Organizzazione mondiale dell’allergia - ne soffre. Tra 6 e 12 anni, il 7% ha dermatite atopica, il 15% di rinite allergica e il 9% di asma. Stesso discorso per le malattie auto immuni, come il morbo di Chron: il 25% dei nuovi casi ha meno di vent’anni. La diffusione delle infiammazioni croniche intestinali è raddoppiata nell’ultimo decennio, con 8 bimbi su 100 mila colpiti e un’età di insorgenza scesa a 10 anni. E ancora: artriti reumatoidi, coliti ulcerose, sclerosi multipla, diabete di tipo 1. «La correlazione tra la diffusione e precocità di questi mali e la riduzione della varietà microbica è assodata», assicura De Filippo.
Chissà come mai non viene nominato da questo Pasteurino l'inquinamento chimico, come corresponsabile di questo quadro terrificante di immunodeficienza acquisita, secondo il quale i batteri che ci difendono sembrano sparire per colpa solo del destino cinico e baro. Scommettiamo che tutte queste celiachie hanno a che fare con l'utilizzo di prodotti chimici che finiscono nel ciclo alimentare attraverso la contaminazione del grano?  E che, ohibò, l'iperstimolazione del sistema immunitario attraverso i vaccini somministrati in insensata e folle ammucchiata potrebbe anch'essa contribuire ad indebolirlo, annullando le difese naturali? 
Macchè inquinamento da metalli pesanti, macchè glifosati, pesticidi e parabeni, la colpa è che scarseggiamo di vibrione africano.
Siamo diventati fragili. Meno ricchi. Una ricchezza di cui l’Africa, da cui moltitudini cercano di fuggire, abbonda. La grande migrazione, tra i tanti effetti, potrebbe celarne uno finora poco indagato: milioni di batteri stanno invadendo l’Italia. Nelle popolazioni africane si annida una grande quantità (e varietà) di microrganismi che il nostro mondo ha perso. I ricercatori fiorentini l’hanno scoperto mettendo a confronto alcuni bambini toscani con coetanei del villaggio Boulpon, nel Burkina Faso. «Hanno il triplo di acidi grassi a catena corta, antinfiammatori naturali», racconta Cavalieri. E soprattutto hanno concentrazioni di patogeni inferiori: l’Escherichia (responsabile di cistiti, infiammazioni alle vie urinarie) è presente in misura quattro volte superiore nei bambini italiani, la Salmonella otto volte tanto, la Shigella (dannosa per l’intestino) sette volte, la Klebsiella (agente delle infiammazioni alla vie aeree, come la polmonite) quasi quindici. La differenza sta nei nutrimenti: fibre, amido non raffinato e altre fonti vegetali, pochi grassi animali, ma soprattutto niente industria alimentare. «I bambini africani vivono in un ambiente fortemente contaminato», ragiona il professor Cavalieri. «Eppure i principali patogeni umani si ritrovano in quantità decisamente minori, perché hanno una ricchezza microbica che li difende. Noi non ce l’abbiamo più».
Le popolazioni africane potrebbero aiutarci a recuperarne una parte. Nell’ecosistema sta già accadendo qualcosa di simile. Nel 2014 una nevicata ha riversato sulle Dolomiti grandi quantità di sabbia del Sahara. Non era la prima volta ma quell’anno il gelo ha cristallizzato per mesi l’ambiente. La sabbia conteneva milioni di funghi e batteri: intere famiglie si sono trasferite, oltrepassando il deserto e il Mediterraneo, per colonizzare le Alpi. Il disgelo le ha riversate nell’arco di poche ore. Poteva essere una catastrofe. Invece no. Un gruppo di ricercatori (Cnr, Fondazione Edmund Mach, atenei di Firenze, Innsbruck e Venezia) ha prelevato campioni dal suolo dolomitico e li ha analizzati per tre anni. Per scoprirne l’origine, hanno ricostruito le traiettorie atmosferiche e il Dna dei microrganismi ritrovati, confrontandoli con dati campionati in tutto il mondo.Il risultato è sorprendente: i microrganismi sub-sahariani si sono adattati all’ambiente alpino e, anziché stravolgerlo, lo stanno arricchendo. «Questi eventi sono la diretta conseguenza dei cambiamenti climatici, saranno sempre più frequenti», spiegano i coordinatori del team, Cavalieri, Tobias Weil e Franco Miglietta. «Andranno monitorati nel tempo ma per ora possiamo dire che gli effetti positivi sono prevalenti rispetto a quelli problematici». 
Saremmo anche diventati fragili (questo lo dice lui o meglio il suo suggeritore psicopatico) ma nonostante ciò abbiamo debellato, grazie alla civiltà, all'igiene ed al progresso della medicina, per non parlare dell'abbandono di pratiche incestuose tra consanguinei, dozzine di malattie. Il vaiolo, ad esempio, o la peste che nei secoli passati ci sterminava a milioni. Purtroppo bisognerebbe specificare "avevamo" debellato, perché gli attalisti stanno provvedendo a consegnarci le coperte infette con tubercolosi, meningiti, morbillo ed altre fentenzie d'importazione. 

Dove vogliono arrivare, si chiedeva un amico su Twitter. Semplice. A dichiarare, come farebbe il Presidente Lolito', che "non è mai esistita una cosa chiamata progresso igienico sanitario occidentale". 
Non fosse abbastanza fantastica l'ascientificità di paragonare bambini toscani e fasoburkini, come dire mele e pere in quanto a differenze ambientali, la truffa ideologica è subito congegnata, grazie al ricatto del politicamente corretto e al contagio con il morbo, questo si, letale, dell'autorazzismo.
Qualcuno può spiegare a Pasteur che un conto sono i batteri intestinali, gli actiregularis e i milioni di fermenti lattici vivi che ci aiutano a svolgere le funzioni digestive e un conto è Ebola o Yersinia Pestis o Salmonella Typhi?
Io ho avuto la Salmonella, caro il mio Pasteurello e, oltre ad essere finita all'ospedale, il mio intestino, come direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo, è rimasto offeso.
Secondo il genio della medicina dovremmo gioire del contagio ed offrire i propri fluidi al bacio con HIV che, secondo la sci-enza ufficiale, ebbe origine, ohibò, in Africa e da lì si sparse per il mondo?
I morti di AIDS sentitamente ringraziano e ti ci mandano in coro.
Paradossalmente, infine, a leggere l'infografica, risulta che gli europei non scarseggiano affatto come gli africani (per entrambi si intende quelli del campione, non in generale) di faecalibacterium, la cui insufficienza questa ricerca lega a diverse malattie, incluso il disturbo bipolare. Del resto, dove sono finiti i poveri bambini africani che muoiono perché troppo deboli e senza difese? Pasteur sembra che descriva una super-razza o una serie superaccessoriata di super-soldati.

Suggestiva la nube batteriologica che incombe sullo Strudel e sulla malga, evocatrice delle "risorse che si stanno sostituendo felicemente agli autoctoni". Potevano infine mancare le due botte d'ordinanza al cambiamento climatico - che lui ignora essere spesso indotto dall'uomo e da decenni oramai  - ma che servono per sdoganare pure il migrante climatico oltre a quello batteriologico? In una parola: arrendetevi.

Non perdetevi la chiosa del delirio di Pasteur:
In fondo anche noi siamo un ecosistema: in una persona di 70 chili, i microrganismi ne valgono almeno 2. I nostri sono sempre più standard. 
"Siamo fatti al 3% di microbi." Memorabile. Augurargli un incontro ravvicinato con Marburg, cugino stronzissimo di Ebola sarebbe forse troppo crudele ma magari uno con Esubero, collaterale di Euro. 

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